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Julian Senior
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Vicepresidente della sezione promozione della Warner Bros Europa, collaboratore fidato di Kubrick da 2001: Odissea nello Spazio in poi, è stato intervistato durante la conferenza stampa di Clint Eastwood per Space Cowboys, il secondo giorno del Festival di Venezia 2000, da Francesco Alò e Robert Bernocchi per Caltanet. L'intervista, tra le più interessanti mai realizzate, rivela molto della personalità di Stanley e del suo modo di fare film.

 
Stanley Kubrick: una vita per il cinema
di Francesco Alò e Robert Bernocchi

In un'intervista esclusiva, Julian Senior, collaboratore fidato di Stanley Kubrick da 2001: Odissea nello spazio, racconta per la prima volta aneddoti di vita e cinema di uno dei registi piĆ¹ amati.

Che cosa pensa di A.I., il film che Steven Spielberg sta realizzando dall'originario progetto di Kubrick?
La cosa fantastica di Spielberg è che ha il potere di fare il film che vuole. Con il final cut. Stanley ha cominciato a pensare al film tanti anni fa partendo da un racconto di Brian Aldiss. Era la storia di questo bambino nato nell'era in cui i computer sono in grado di fare tutto per l'uomo. Stanley lavorò instancabilmente al soggetto, anno dopo anno. Quando vide Jurassic Park e Terminator 2 si convinse che la computer graphic era arrivata a livelli tali da potergli permettere di creare le immagini che voleva per il film. E dire che Stanley è sempre stato un innovatore degli effetti speciali fin dai tempi di 2001. Ho saputo, per esempio, che Clint Eastwood, durante le riprese di Space Cowboys ha detto un giorno "Ma come ha fatto Stanley Kubrick a fare quelle cose in 2001?" Dovete pensare che 2001 in principio non fu capito molto. Nel 1968 portammo la copia definitiva alla Casa Bianca per una proiezione speciale per tutto l'entourage del Presidente degli Stati Uniti. All'intervallo tra primo e secondo tempo 350 spettatori degli 800 in sala uscirono. I "coca-cola drinkers" americani non capirono il film. Adesso 2001 è considerato un capolavoro della storia del cinema e il primo esempio di fantascienza adulta. Così per A.I., Stanley aspettava che il progetto lo convincesse del tutto. Ed in fondo uno dei suoi problemi principali è sempre stato questo. Aspettava troppo. E' per questo motivo che il progetto Wartime Lies non arrivò a conclusione. Per colpa di Schindler's List. E la stessa cosa accadde, in un certo senso, per Platoon. Il film di Stone uscì poco prima di Full Metal Jacket e Stanley se ne è sempre rammaricato. Stanley lavorava così tanto tempo a un film per portarlo alla perfezione che a volte doveva pagare il prezzo di tanto scrupoloso perfezionismo. Effettivamente cosa c'è di peggio per un autore cinematografico che lavorare a un film e poi vedersi anticipare da qualche collega che realizza un lavoro che parte dalle tue stesse basi? Laddove un collega poteva metterci un anno a realizzare un film, lui impiegava il triplo del tempo... Molti anni. Lo stesso è accaduto ovviamente per A.I.. Un giorno mi disse "Julian, pensa a Pinocchio... è il nostro film."

E' a conoscenza del fatto che presto Roberto Benigni ne trarrà un film a grosso budget?
Certamente. E ne sono entusiasta.

Nell'agosto del 2000 c'è stata una misteriosa cena romana tra Spielberg e Benigni a proposito del progetto Pinocchio...
Non lo sapevo. E' molto interessante. Tornando a quanto dicevo precedentemente, vorrei raccontarvi qualche aneddoto a proposito della frustrazione che abbiamo provato nel venir anticipati dai colleghi. Quando Full Metal Jacket uscì io e Stanley ci mettemmo a controllare i dati del box-office americano. Notammo che il film in Florida non era andato bene al primo week-end. Chiesi "Stanley, cosa pensi sia successo?" "Non lo so Julian. Come posso saperlo? Chiamiamo i cinema e chiediamo." "Cosa dici, Stanley? Vuoi chiamare i cinema? Conosci i cinema della Florida?" E lui "Sì... Uno lo conosco. Ho portato i miei nipoti a vedere un film al cinema di Saint Pits Beach in Florida." Così mi costrinse a chiamare il cinema di Saint Pits Beach. "Pronto? Chiamo da parte di Stanley Kubrick. Avete proiettato Full Metal Jacket questo week-end e non è andato molto bene. Mi può aiutare a capire perché?" Il proprietario mi rispose "Vede... Forse è dovuto al fatto che abbiamo finito di proiettare Platoon due settimane fa." La domenica successiva Stanley chiamò a casa il capo della distribuzione americana della Warner lamentandosi. "Voi non mi avete detto che nel cinema di Saint Pits Beach in Florida era stato da poco proiettato Platoon di Oliver Stone!" Ci credete? Stanley Kubrick che chiama a casa di domenica un pezzo grosso della Warner per lamentarsi del fatto che non era stato avvertito di quel piccolo cinema della Florida! Ma proprio questa maniacale attenzione al più piccolo dettaglio lo faceva spiccare tra gli altri cineasti. Stanley partiva dal concetto che se era scritto "Full Metal Jacket di Stanley Kubrick", lui, e solo lui, dovesse essere responsabile di ogni aspetto del progetto. Dal più grande, al più piccolo. Per una questione di tempistica perdemmo Schindler's List.

Davvero?
Purtroppo sì. Un giorno Stanley mi telefonò: "Julian, ho letto questo libro magnifico di Thomas Kinneally, uno scrittore autraliano. Si intitola Schindler's Ark. Kinneally verrà a Londra questo week-end. Puoi contattarlo per chiedergli se possiamo incontrarci?" Chiamai Kinneally che, naturalmente, fu entusiasta di conoscere Kubrick e parlare con lui di un adattamento cinematografico. Kinneally decise di rimanere tutta la settimana a Londra, ma Stanley, nonostante le sessioni intensive con Kinneally, non si era ancora deciso se fare o no il film. Alla fine della settimana Kinneally ci chiamò: "Vorrei dirvi che sto per andare a Los Angeles. Incontrerò dei produttori della Universal e Steven Spielberg, che è seriamente interessato al progetto." Due settimane dopo... bing! Spielberg annuncia che farà Schindler's List. Il resto è storia. Ci dicemmo "Okay, passiamo ad altro." Wartime Lies - questo era il titolo provvisorio scelto da Stanley - era definitivamente un progetto chiuso. Decidemmo da quel momento di tenere nella massima segretezza qualsiasi informazione sui nostri progetti cinematografici. E mantenemmo la linea con disciplina. Anche quando un giorno gli dissi allarmato "Stanley, dicono che Eyes Wide Shut sia la storia di due psichiatri." Lui mi rispose "Davvero dicono questo?" Non negammo, non confermammo. Faceva parte dell'alone di mistero che doveva regnare attorno a Stanley Kubrick.

L'alone di mistero faceva parte di un'operazione in parte costruita, in parte congenita al carattere e alla vita condotta da Kubrick una volta trasferitosi in Inghilterra.
Amici miei, lasciate che vi dica... Ha difeso la sua vita privata? Ha fatto bene. E con costanza. Non parlava con nessuno e nulla lo turbava. Tranne che per quella volta in cui il quotidiano italiano Il Messaggero pubblicò la notizia che un sito internet aveva recensito Eyes Wide Shut prima che chiunque potesse aver avuto la possibilità di vederlo. Mi chiamò sconvolto "Julian, ti rendi conto che l'unica copia di Eyes Wide Shut è contenuta nell'hard disk del mio computer e nessuno, oltre me, l'ha vista?" Era sempre all'erta perché sapeva che per i media ogni piccola informazione su di lui era oro. Alla fine si calmò e mi disse "Facciamoli fare pure. Non importa. Quando il pubblico vedrà il mio lavoro capirà che era tutto falso."

Lei è stato molto vicino a Kubrick nel lavoro e un buon amico nella vita?
Nonostante ci fosse questo mito dell'inaccessibilità, Stanley era una persona molto semplice e gentile. Adorava vedere le partite di calcio e si chiedeva costantemente come mai, nonostante le regole rimanessero le stesse, le varie nazionali di calcio giocassero in modo tanto diverso. Culture diverse e mentalità diverse. Ecco perché non c'è un corrispettivo inglese di Luchino Visconti o di Roberto Benigni. Quando cominciai a lavorare con lui a 2001: Odissea nello Spazio mi stupiva il fatto che fosse vestito sempre allo stesso modo: giacca blu, maglietta blu, pantaloni neri e scarpe nere. Un giorno gli chiesi provocatoriamente "Stanley non hai notato che esistono altri capi di vestiario?" Dovete sapere una cosa buffa di Kubrick. Quando qualcuno gli poneva una domanda, Stanley era solito ripetersela ad alta voce per essere sicuro di averla capita perfettamente. Era un vezzo che poteva farlo sembrare una persona leggermente stupida. Così quel giorno cominciò a rispondermi "Stanley non hai notato che esistono altri capi di vestiario? Stanley non hai notato che esistono altri capi di vestiario? Ma perché Julian non stanno bene insieme questi vestiti?" "No Stanley, non è questo il punto..." "Sai Julian, ho otto completi così a casa."

Un'abitudine comune a molti geni...
Lui lo faceva perché in questo modo sapeva molto velocemente cosa mettersi ogni mattina. Mi chiese "Ma tu perdi tempo la mattina nello scegliere cosa indossare? E' una perdita di tempo. Potresti fare altro di più importante al posto di perdere tempo così." Una domenica mattina mi chiamò alle 8.00 "Julian dove sei?" "Sto a casa a letto, Stanley." "Perché?" "Perché è domenica Stanley." E lui "Perché è domenica Stanley. Perché è domenica Stanley. Cosa ha di speciale la domenica? Che cos'è la domenica?" "Stanley... io riposo la domenica." "Ma sei in vacanza Julian?" "No, Stanley, non sto in vacanza." Non riusciva a farsene una ragione.

Ma perché?
Perché se la tua vita è completamente dedicata a fare film, progettare inquadrature e pianificare le riprese... perchè fermarsi? Siamo fatti come le bambole meccaniche? Ci muoviamo fino a quando dura la carica? No. Siamo completamente liberi. Il giorno prima di morire mi telefonò: "Julian... cosa stai facendo?" "Sto guardando il rugby, Stanley." "Su che canale?" "Channel Two." "Aspetta... ci vado anch'io così possiamo vederla insieme." "Scusami Stanley ma preferirei vedere la partita piuttosto che parlare con te della partita di rugby." Era fatto così.

Era ossessionato dal concetto di libertà individuale... soprattutto se legato alla professione di regista, non è vero?
Certamente. Un giorno mi disse: "Julian, permetti che ti faccia una domanda? Te lo immagini Beethoven che lavora per un grande studio cinematografico e qualcuno gli si avvicina e gli dice 'Sai Ludwig... stavo pensando... nella Nona... forse l'attacco è troppo forte.' Oppure a Van Gogh 'Vincent... diciamoci la verità... il giallo de I girasoli è troppo acceso.' Ti sembra accettabile Julian? No. Un artista crea quello che sente di dover creare. Se il pubblico ama la sua creazione tanto meglio. Ma non cambia che l'artista debba sempre fare quello che sente." Pensate a quello che ha fatto Kubrick per Rapina a Mano Armata. Grande film. Prima di Rashomon di Kurosawa. Raccontare la stessa storia da cinque punti di vista differenti ben distinti. Questo è il genio. Non lo puoi spiegare. Accade. Stanley si vedeva come un artista europeo. Ecco perché era molto contento di lavorare nel vecchio continente. "Quanto durerà il tuo film Stanley?", gli chiedevano, sempre molto preoccupati, i produttori degli Studios. Lui rispondeva "Non so quanto durerà. Il tempo che mi occorrerà per raccontare la storia." Un film è materia vivente. Lui lo sapeva molto bene. Prendete Shining. Quando uscì in Usa il film non funzionava.

A proposito di Shining. Abbiamo visto finalmente la versione americana del film. Ci è sembrata meno concettuale rispetto alla versione europea. Una classica ghost story. E' d'accordo?
Totalmente. Ma il film ha subito un cambiamento dalla prima volta che andò in sala. E sono sicuro che voi non ne sappiate niente. Dunque... Avete presente il finale nel labirinto? Jack Nicholson congelato vivo. Poi immortalato nella fotografia dentro l'albergo. Questa è la fine del film che conosciamo tutti. Ma quando il film uscì il finale era diverso. C'era Shelley Duvall che scappava con lo spazzaneve. Stacco sull'ospedale dove lei e Danny sono stati ricoverati dopo la fuga dall'Overlook. C'è un poliziotto che dice al personaggio di Shelley Duvall "Mi dispiace signora ma siamo stati nell'albergo e non abbiamo trovato il cadavere di cui ci ha parlato (quello dell'attore di colore Scatman Crothers, N.d.R.). A dire la verità non abbiamo trovato niente di tutto quello che lei ha descritto." Poi arriva il direttore dell'albergo "Oh, Mrs. Torrance mi dispiace per quello che è accaduto a suo marito... bla bla bla." Il direttore esce dall'ospedale. Trova Danny che sta giocando con il triciclo nel piazzale dell'ospedale. Gli si avvicina e gli dice: "Danny, ti voglio dare una cosa." Mette una mano in tasca ed estrae una pallina da tennis. "Ci vediamo presto Danny." "Sì, Mr. Ullman." Vi ricordate la palla da tennis che vediamo uscire da una delle stanze dell'albergo quando Danny percorre i corridoi con il triciclo?


E' la stessa pallina che Ullman da a Danny alla fine del film dicendogli "Ci vediamo." Quindi, sappiamo che è lui, Ullman, il manager dell'albergo, il collegamento tra i fantasmi dell'Overlook e le persone che, come Jack Torrance, perderanno la ragione entrando in contatto con essi. E' lui che porta le persone dentro l'Overlook per farle impazzire.

Completamente diverso.
L'avete detto. Un film completamente diverso. Adesso, torniamo a quei giorni. Il film doveva uscire in quattro cinema di New York il giovedì. Martedì mattina Stanley mi si avvicina e mi dice "Julian, voglio farti vedere il film finito." Premetto che io non ho mai visto, fin dai tempi di 2001: Odissea nello Spazio, un film di Stanley Kubrick totalmente completato (piste sonore, dialoghi) fino all'uscita in sala. Non li faceva mai vedere prima a nessuno. Così la concessione di Stanley mi incuriosì molto. Ci chiudemmo in una stanzetta e vedemmo il film. A proiezione conclusa Stanley mi chiese "Allora Julian, cosa pensi del film?" E io "Sai Stanley... il finale... Shelley Duvall in ospedale... Ullman che dà la palla da tennis a Danny... per me il film dovrebbe finire con la fuga di madre e figlio sullo spazzaneve, Jack morto congelato nel labirinto e..." Quando mi fermai mi accorsi di essere rimasto da solo. Mi girai e vidi che Stanley era a venti metri da me. Mi guardava con uno sguardo carico d'odio. Gli andai incontro e lui "Julian... ascolta... sei un regista?" "No Stanley non sono un regista." "Allora, Julian, non dirmi come devo fare un film per cortesia." E se ne andò. Jan Harlan, il cognato co-produttore del film prese la copia definitiva di Stanley, la stampò e ne mandò quattro copie a New York per l'uscita in sala del giovedì. Il film uscì correttamente giovedì, con quel finale. Il venerdì mattina incontrai Stanley. Si comportava come un bambino con me. Mi guardava offeso e non mi rivolgeva la parola. A un certo punto mi si avvicina e dice: "Julian, conosci un buon montatore a New York?" "Sì Stanley, conosco un buon montatore a New York. E' anche mio amico." "Puoi contattarlo immediatamente Julian?" "Ma Stanley... sono le cinque del mattino a New York!" E lui "Perfetto Julian! Così siamo sicuri di trovarlo a casa." Chiamai il montatore e gli passai Stanley. Parlarono per un po', poi Stanley mi ripasso il telefono. Dall'altra parte del cavo il mio amico era abbastanza sconvolto: "Julian... Stanley Kubrick mi ha chiesto di rimontare il finale del film." "E allora?" "Ma Julian... il film è già in sala... da ieri!" E io "Se Stanley Kubrick ti ha chiesto di rimontargli il film, rimontagli il film." Così Stanley tolse tutta la scena del dialogo tra Ullman e Danny e chiuse con Nicholson congelato e poi immortalato nella fotografia.

Incredibile...
Ogni film di Kubrick che avete visto... qual è la parte più esaltante? I finali. Arrivi alla fine e ti chiedi "Ma cosa vuol dire?" "Vorrà dire questo? Vorrà dire quest'altro?" Sono finali che ti fanno pensare. Non ci sono mai risposte semplici.

Lei pensa che Spielberg cambierà qualcosa dal soggetto originale di Kubrick per A.I.?
Steven Spielberg mi ha raccontato un aneddoto toccante al riguardo. Un giorno era a cena da Kubrick. Poco prima di lasciarsi, Stanley gli diede il suo soggetto di A.I., 25 pagine. Spielberg salì in macchina e si diresse verso l'albergo dove alloggiava a Londra. Spielberg mi ha confessato che lesse quelle pagine in macchina tutte d'un fiato e una volta arrivato in albergo si accorse di aver pianto mentre leggeva il soggetto. Così disse all'autista di tornare verso la tenuta di Kubrick perché voleva comunicargli immediatamente le emozioni che il soggetto gli aveva provocato. Questo piccolo aneddoto, per farvi capire quanto Spielberg sia coinvolto nel film, fin da questi primi contatti con Stanley. Spielberg è un genio dell'arte cinematografica. E' veramente molto, molto bravo. Stanley è un genio dell'arte cinematografica... E' buffo che abbia usato il presente in questa frase riferendomi a Stanley... comunque... posso sbilanciarmi dicendo che senza dubbio Spielberg darà il massimo nella realizzazione di A.I.. Anche se comunque non sarà mai come se l'avesse fatto Stanley.

Perché?
Ma perché i suoi film sono leggermente infantili. Spielberg parla al pubblico americano. Fa film per il pubblico americano. Non vorrei sembrare irriguardoso ma se pensi di fare un film essenzialmente per il pubblico americano allora devi realizzare il film a un livello di grande fruibilità, grande semplicità. La maggior parte dei suoi film - lo so che in questo momento sto forzando una lettura critica della sua opera cinematografica - sono fatti per essere capiti, compresi, nella loro totalità. Invece Kubrick è sempre stato più "europeo" da questo punto di vista. Meno facilmente interpretabile. "Esercita sul film il potere della tua immaginazione." "Prova a trovare te le risposte." Solo Kubrick poteva terminare un film come Il Dottor Stranamore con una rissa a torte in faccia. Quel tipo di "black comedy" non era adatta ai gusti del pubblico americano. E infatti li ha disorientati. Tornando ad A.I.... penso che alla fine sarà ovviamente diverso da quello che aveva in testa Kubrick ma, essendo Spielberg un grande regista, ne verrà fuori qualcosa di estremamente interessante. Sarà un film che apparterrà al 75% a Kubrick e al 25% a Spielberg. E questo nonostante il fatto che Stanley non sia più qui. Un giorno una persona mi disse, poco dopo la sua morte, "Vedrai Julian... Stanley ha solo finito di vivere ma non di incidere con i suoi film e con le sue idee." E questo è vero. Lui non ha finito di essere presente con i suoi film. Questa è una cosa che lo contraddistingueva anche da vivo. Non finiva mai di seguire i suoi film. Due settimane prima di morire mi telefonò: "Julian... Stavo vedendo la televisione ieri notte e ho visto Lolita." "Stanley... Nessun canale trasmetteva Lolita ieri sera." "E invece lo trasmettevano." "Dove?" "Su un canale tedesco. Alle 2.30 del mattino." Vi rendete conto? Quest'uomo stava in quel momento ultimando il montaggio di Eyes Wide Shut! Stava terminando il suo ultimo film! Continuò dicendomi: "C'è qualcosa che non va con quella copia. Dobbiamo porre rimedio Julian." "Cosa hai visto che non andava Stanley?" "Il contrasto, Julian. Il bianco e nero non aveva più contrasto. La fotografia appariva completamente grigia. Julian devi chiamare quella televisione tedesca e chiedere da quale copia in pellicola hanno fatto il telecinema. Perché dobbiamo mandargliene un'altra." Così ho chiamato la televisione tedesca e ho spiegato la situazione. Mi dissero che sapevano che la copia era scadente ma che la televisione non aveva i soldi per acquistare dalla MGM una nuova copia per il telecinema. Io dissi loro "Allora non dovevate trasmetterla perché, purtroppo per voi, l'autore del film l'ha visto e ora è molto arrabbiato."

E la storia come finisce?
Finisce così. Abbiamo provveduto noi a fornire al canale tedesco una nuova copia per permettergli di fare il telecinema. Vi rendete conto? A 37 anni di distanza dalla sua uscita cinematografica Stanley continuava a proteggere la sua Lolita. Per lui era ancora una cosa viva.

Controllava scrupolosamente tutti i suoi film oppure a qualcuno non era poi particolarmente affezionato?
Li controllava tutti, con l'eccezione di Spartacus direi. Questo perché non gli avevano permesso di avere il pieno controllo della pellicola. Così disse "Se deve essere scritto nei titolo di testa 'Un film di Stanley Kubrick', allora devo avere il controllo totale della situazione. E' una questione di responsabilità."

Qual era la qualità che gli permetteva di gestire in modo così perfetto la lavorazione di un film?
La capacità di coinvolgimento totale di tutte le persone impegnate nella produzione. Dall'attore protagonista all'assistente dell'assistente montatore. Ogni volta che ti parlava, che ti chiedeva qualcosa, ti faceva capire quanto il tuo contributo fosse fondamentale. E poi la tenacia. Era solito dirmi "Julian, l'unica limitazione che abbiamo è solo quanto, precisamente, abbiamo bisogno di dormire ogni notte." E aveva perfettamente ragione.

Tra le tante voci che giravano su di lui c'era anche quella che diceva che dopo Eyes Wide Shut avrebbe ripreso ad avere contatti con la stampa. Qual è la sua opinione a riguardo?
Non penso che all'improvviso avrebbe cambiato le abitudini di una vita.

Caltanet, Settembre 2000
Per gentile concessione degli autori

Julian Senior
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