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Stanley era ottimista in maniera ridicola
di Eric Dahan
Raccontato dai suoi cari, specialmente dalla sua vedova, il cineasta sembra agli antipodi del mostro paranoico descritto dai giornali scandalistici.

Sono circa le 12 e 30, quando superiamo la prima barriera elettronica dell'immensa dimora immersa nel verde di Saint Albans (ad un ora da Londra), nella quale Stanley Kubrick si era stabilito alla fine degli anni sessanta, con la sua terza moglie Christiane Harlan e le sue tre figlie. Didier De Cottignes, amico personale del regista dal 1980 e per la sua posizione nell'industria discografica classica consigliere musicale accreditato sui titoli di coda del film, precisa: "Quando c'era Stanley, non bastava schiacciare il bottone rosso, bisognava farsi annunciare all'interfono."

Passata la seconda barriera elettronica, si è sorpresi dalla magnificenza verdeggiante del parco, la profusione di fiori che circondano l'immensa dimora. Riparato da una tela, il camion refrigerato contenente i giornalieri di Eyes Wide Shut. All'interno, la casa è formata da una fila di saloni, lavanderie, decorate tra l'altro dai quadri di Christiane Kubrick. In uno dei saloni adattato ad ufficio, regna una confusione rassicurante. La famiglia assicura il servizio dopo-vendita senza chiacchiere inutili, per commovente rispetto del maestro, padre e marito scomparso.

Anya Kubrick conferma: la maschera veneziana che pende negligentemente da una lampada a muro, è quella indossata da Tom Cruise durante la famosa scena dell'orgia. Ne approfittiamo, per chiederle a bruciapelo se suo padre aveva degli episodi mistici o meditativi, così che lei scoppia a ridere: "Mio padre mistico? Passava il suo tempo davanti alla televisione!"

Ritroviamo la vedova, nella grande cucina americana, vicino ad una serra, prima di riunire il piccolo gruppo di persone in un salone del parco, protetto dal sole da una tela. Christiane Kubrick vestita di bianco, nutre dei pesci guizzanti in una vasca di ninfee, a pochi metri dall'albero sotto il quale riposa, con dei semplici ciottoli come decoro, il "misterioso recluso" che ha dato al mondo 2001, Arancia Meccanica e Shining.

Nel ricordare le feste che il regista dava nel suo parco, alle quali partecipavano anche 500 persone, rimane difficile credere al mito montato artificialmente dai tabloids, che parlano di un paranoico asociale, il quale tra l'altro indossava un casco integrale andando in macchina. Stanley Kubrick era un artista che si era dotato dei mezzi per lavorare in tutta indipendenza e a domicilio e che, lo si può capire, preferiva riunire i suoi amici a casa piuttosto che farsi accompagnare da degli estranei in ristoranti o in posti alla moda. "Le sole persone con le quali non voleva parlare erano i giornalisti," confida Christiane aggiungendo: "e questo per una ragione molto semplice: non voleva sprecare la sorpresa e l'impatto che potevano avere i suoi film, ne minare la loro riuscita con dei discorsi. In tutto, ha parlato con la stampa sette volte."

Durante l'ora che trascorriamo con Christiane, le sue tre figlie, Didier De Cottignes e Jan Harlan, il produttore esecutivo di Kubrick dai tempi di Barry Lyndon, una dozzina di cani gironzolano da tutte le parti. Tentiamo un primo approccio.

Se Eyes Wide Shut esprime l'ultima verità di Kubrick, sembrerebbe che sia quella di un uomo dotato di una lucidità assoluta, vista crudele sull'esistenza umana, ma allo stesso tempo infinitamente compassionevole...
Christiane: Il regista di documentari Tony Palmer, mi ha inviato una lettera, nella quale esprime in modo fantastico ciò che io già pensavo del film, che è la descrizione comprensiva di una coppia: né pessimista, né ottimista, onesta. Poteva avere esplosioni di collera a volte, ma non era mai di cattivo umore come certi altri. Aveva in testa questo film da trent'anni, gli piaceva il libro di Schnitzler. Credo che fosse felice di averlo realizzato in età avanzata, quando era più esperto sui fatti della vita.
Jan Harlan: Un matrimonio è un trio. Un uomo, una donna e il legame fragile che li unisce. Tutto deve essere trattato come un giardino, che ha bisogno di infinita delicatezza.
Una figlia: Se si tratta di monogamia, omo o eterosessuale, è lo stesso: bisogna darsi spazio e confidenza.

La sua predilezione per gli attori Hollywoodiani senza spessore, si pensi specialmente a Ryan O'Neal in Barry Lyndon, derivava forse dal fatto che lui aveva bisogno di poter manipolare gli attori a suo piacimento?
Christiane: Ryan O'Neal è un attore molto bravo. Per quanto riguarda Tom Cruise e Nicole Kidman, sono belli, ricchi, perfetti, sono modelli ai quali tutti vogliono somigliare. Quello che voleva dire Stanley tramite loro è che queste persone, alle quali tutto riesce e che in quel momento attraversano una grande confusione, devono solo recitare un "mea culpa". Come sempre, prima di ingaggiarli, aveva visto tutti i loro film. Si era molto affezionato a Tom Cruise e gli ha insegnato ad usare la macchina fotografica. Si vedeva come un nonno, molto affettuoso ma anche molto esigente a causa della differenza d'età.

Alcuni pensano che Eyes Wide Shut è il suo film più azzardato, il meno formale, il più generoso. Kubrick era in uno stato di commozione mentre lo realizzava?
Christiane: Lui ha sempre pensato che il film che stava realizzando era il migliore ed era molto critico nei confronti dei suoi primi lungometraggi, che reputava immaturi. Mi impediva di guardarli...

La strana impressione che il film suscita è quella di un ribelle in qualche modo rientrato nei ranghi, che compone un canto d'amore dedicato alla monogamia, cosa che può sconvolgere il modo borghese di vedere la vita...
Jan Harlan: Un ribelle? Lui era quanto di più gregario ci potesse essere. Era un dittatore entusiasta, che consultava sovente i collaboratori sul set prima di prendere una decisione precisa. Certo rifiutava che l'industria hollywoodiana gli imponesse il montaggio dei suoi film, ma non era un ribelle, amava le belle storie da raccontare.
Christiane e una figlia: Dava una possibilità a tutti, aveva visto tutto, anche film come Chi non salta bianco è, con Wesley Snipes e Woody Harrelson, amava allo stesso modo Oliver Stone e Woody Allen, Bergman o Fellini. Amava la complessità di Buster Keaton e Pulp Fiction, mentre aveva una grande passione per i film spettacolari sulla Seconda Guerra Mondiale. Aveva passato la sua infanzia a costruire aerei per giocare alla guerra.

Aveva dei tabù o degli "a priori" morali?
La famiglia unanime: Rifiutava di girare una scena comportante la benché minima sofferenza per un animale.
Jan Harlan: Rifiutava la pornografia gratuita, non giustificata dal contesto.

La famosa scena dell'orgia, non riflette una visione molto gioiosa della sessualità...
Christiane: Non giudicava le persone, non avrebbe amato essere dipinto come un moralista, anche se considerava il matrimonio come una cosa difficile che esige una certa disciplina.

Di tutte le chiacchiere relative alla sua persona, quale lo rendeva più isterico?
Christiane: Quella che pretendeva che lui fosse clinicamente pazzo. Allo stesso modo si diceva che non amasse le donne. Certi giornalisti sono veramente stupidi. Uno di essi mi ha recentemente chiesto se facevo sogni erotici...

Kubrick appariva come qualcuno ossessionato dal controllo di sé. E' vero, che alla fine degli anni sessanta, egli aveva sperimentato droghe allucinogene?
Christiane: Era contro l'idea che le cose sembrino più meravigliose di quanto non siano in realtà e teneva sotto controllo il suo spirito critico durante il lavoro. La vista di un attore o di un artista che offrissero una prestazione mediocre a causa di qualsivoglia abuso svegliavano il figlio del medico che dormiva in lui. Due o tre volte ha fumato degli spinelli, ma nulla di più.

Perché avete deciso di parlare di lui dopo la sua morte?
Christiane: Quando era vivo, considerava che tutti gli orrori scritti sulla sua persona erano il prezzo da pagare per continuare a creare la sua arte. Ma alla fine della sua vita, voleva che il mondo lo vedesse come era in realtà: un uomo felice e gentile.

Stanley était ridiculement optimiste, di Eric Dahan
Libération, 15 Settembre 1999
Traduzione dal francese per ArchivioKubrick di Rufus McCoy

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