Intervista a Milena Canonero [estratti]
di Stefano Masi
I personaggi di Arancia Meccanica sorpresero molto il pubblico
e la critica, al momento dell'uscita del film, al principio degli anni
Settanta: raramente il costume aveva raggiunto simili vette di grottesco.
Da che cosa nacque l'immagine del costume in quel film?
Nel romanzo di Anthony Burgess c'erano alcune indicazioni relative
all'immagine dei personaggi e al loro modo di vestire, indicazioni che
erano troppo fantascientifiche. Stanley Kubrick, invece, aveva immaginato
un mondo decisamente più vicino alla nostra società. Io
sono partita proprio dalle sue indicazioni per trasformare questo universo
burgessiano, in modo da renderlo più simile - se pur in una maniera
grottesca ed esasperata - alla realtà dei nostri giorni.
In
alcune inquadrature il crudelissimo Malcolm McDowell porta la bombetta
e brandisce un bastoncino. Ha voluto citare il vecchio Charlot in una
versione post-moderna?
No. Ho usato la bombetta perché è un elemento di costume
molto inglese e molto borghese. Messo in testa al capo di una gang di
strada, la bombetta - rappresentazione più classica dell'establishment
britannico - acquista improvvisamente un aspetto sinistro e lugubre:
da un lato dissacrava l'immagine della rispettabilità inglese
e dall'altro incuteva terrore. La stessa cosa vale per il bastone da
passeggio, che in certi momenti dà a Malcolm un'aria edwardiana
e poi, subito dopo, si trasforma in un vero e proprio spadino, usato
per ferire ed uccidere. La bombetta ed il bastone da passeggio sono
due tocchi ironici del costume. Non dimentichiamo che Arancia Meccanica
è un film molto inglese.
Al
principio degli anni Sessanta in che maniera vestivano i ragazzi delle
gang di strada? Si è ispirata alla loro immagine?
In Inghilterra a quell'epoca c'erano parecchie gang di strada,
ognuna delle quali aveva un proprio modo di rappresentarsi attraverso
gli abiti. Alcuni vestivano con cose militari tutte mischiate, altri
secondo la moda edwardiana. E poi, c'erano i famosi skin-heads, i più
pericolosi di tutti: la loro immagine incuteva effettivamente terrore
ed era fatta di elementi grotteschi. E' a quel tipo di grottesco che
io mi sono ispirata per il look della gang di Arancia Meccanica.
Così ho usato le bretelle e gli stivali (i veri skin-heads portavano
stivali da paracadutisti).
Malcolm
McDowell ed i suoi degni compari indossano dei pantaloni larghi e flosci.
Sembravano una specie di mutandoni. Cosa erano esattamente?
Non erano mutandoni, ma semplicemente dei jeans bianchi. Avevano
la gamba larga che, infilata dentro gli stivaloni, si rigonfiava visibilmente.
I jeans di Malcolm li feci comprare in un negozio. Quelli del suo amico
grande e grosso, invece, li facemmo tagliare su misura.
I
genitori di Malcolm McDowell vestivano in una maniera ancora più
strana del figlio. La madre portava degli abitini luccicanti, come se
fossero di plastica. Talvolta aveva in testa una parrucca colorata ed
esibiva spesso scarpacce dai colori shocking e dal tacco altissimo.
Una specie di mamma punk. Come mai?
Attraverso i genitori di Malcolm volevo mostrare il futuro del look
della piccola borghesia inglese. L'idea era che - in un futuro non troppo
lontano - sarebbe stato normale vedere una cinquantenne di quella classe
sociale andare in giro con una sottanina di plastica comprata al supermarket
o con la minigonna e le scarpe gialle con i tacchi. Ed infatti, oggi,
in America puoi vedere madri di famiglia vestite più o meno così...
Mi sembrava divertente far vedere che una moda considerata adatta ai
giovani sarebbe stata usata anche da persone più mature.
In
un'indimenticabile sequenza di Arancia Meccanica, Malcolm ed
i suoi assaltano la casa di campagna di un intellettuale e violentano
la moglie. La poveretta indossa un abito lungo rosso che dapprima viene
sforbiciato ad arte e quindi completamente stracciato. Lo aveva concepito
in funzione della fine cui era destinato?
Sì. Era un jump-suit comodo, da casa. Il colore rosso mi
piaceva perché ci voleva qualcosa di molto forte e perché
stava bene in quell'ambiente a base di tinte chiare. Bisognava usare
una stoffa che si lasciasse tagliare bene dalle forbici di Malcolm e
la cosa migliore era certamente la maglia. Così, nacque quell'abito.
Ne feci realizzare parecchi perché - come si può ben capire
- ne occorrevano uno nuovo per ogni ciak. Non fu una sequenza facile,
anche perché c'era la musica e bisognava seguire il ritmo.
Costumisti e scenografi del cinema italiano, Lanterna Magica, L'Aquila, 1990
La presente trascrizione è tratta dal supplemento cartaceo a Il Grande Cinema di Stanley Kubrick, L'U Multimedia n.13, 26 Ottobre 1998